Nevica spesso negli ultimi giorni, oggi in modo più violento che mai. Instancabili cadono fiocchi grandi come bulbi oculari, senza sosta, e tutto viene sommerso in un baleno. Anche il rumore della diga, che rompe il fiume a pochi passi da Winzerstrasse, viene reso ovattato dalla coltre di gelo; il Limmat sotto la mia finestra scorre inesorabile, ma il suo fluire è smorzato dal silenzio glaciale che ci circonda. Le volpi escono la notte; le si intravede nell'ombra, sull'isola su cui si affaccia il fabbricato in cui vivo, in un vagare lento e vigile.
Qui la gente non sorride mai, ma sembra sempre sul punto di farlo. Qui la raccolta differenziata viene fatta a cazzo di cane, chi l'avrebbe mai detto. Qui non esiste il Crispy McBacon. Qui si fuma ancora nei locali. Qui in 20 minuti di tram dal centro si arriva ai boschi. Qui per dire grazie dicono "Mercie" e per salutarti "Ciao", ma se gli parli in francese o in italiano non capiscono una mazza. Qui il fiume Limmat non confluisce, ma defluisce dal Lake of Zurich. Qui i bordelli sono legali. E sono ovunque. Qui fa freddo. Molto freddo. Qui nei locali dove c'è musica, all'ingresso ti regalano i tappi per le orecchie. Qui l'inglese lo parlano quasi peggio di me. Qui tutti gli automobilisti si fermano con il semaforo giallo, ma se attraversi col rosso ti uccidono, senza pensarci. Qui molta gente lascia la mancia ai camerieri, anche se non è imposto nè necessario. Qui spesso non mi capiscono quando ordino una birra media, o una pinta: me la portano piccola, chissà dove sbaglio. Qui di notte il cielo si tinge di azzurropuffo e di un assurdo rosa pastello.
Stasera al Rote Fabrik suonano i Fanfarlo. Non sono mai riuscito a vederli in Italia, so che sono amici degli A Classic Education e poco più, ma sono incuriosito. Si va. Il complesso del Fabrik contiene appartamenti, bar, centri culturali, discoteche e il ristorante: dove suonano i Fanfarlo? Al ristorante. In realtà non ha NULLA del ristorante, è un "normale" locale da circa 300 persone, gremito, cui hanno datto l'appellativo di Ristorante. Come se una sala dell'Alcatraz la chiamassero di punto in bianco La Cucina, così a caso: resterebbe una normale sala di un club, ma il nome sicuramente spiazzerebbe alcuni malcapitati utenti. Gran bella band i Fanfarlo: mescolano TANTO Beirut ad un pò di indiepop, sbarazzino ma intelligente, si vestono abbastanza male (degna di nota la ragazza, vestita completamente in stile Enrico Coveri 1986), le canzoni si assomigliano talvolta troppo tra di loro, ma sul palco dominano. Il pubblico non è poi distante dall'audience tipico milanese: fiero e felice, ma un pò distaccato. Fa un caldo opprimente, per tutti, ma specialmente per me, che reggo in mano felpa, birra, e 6 chili di eskimo per tutta la sera, in quest'afa zuppa di fumo; quando a fine concerto mi passano davanti, noto che ho sudato molto più io dei Fanfarlo sul palco, ma ne è valsa la pena.
La città è già mia. Conquistata passo dopo passo, affondando nella neve fino alle caviglie. Andatura inesorabile sotto la bufera, con l'aria gelida che si insinua in ogni spiraglio di pelle nuda che riesce a scovare tra mille strati di indumenti pesanti. Una guerra solitaria e silenziosa, senza vittime o carnefici, ma pur sempre battaglia, anche se solo contro me stesso. Una lotta per la Rinascita.
Partito. Ormai ero arrivato ad un punto morto, cercavo un cambiamento drastico nella staticità portata al suo estremo, ma non esiste altro metodo che allontanare lo sguardo da qualcosa di quotidiano per un periodo per poter riconoscere le differenze che il tempo gli infligge, e che infligge anche a noi stessi. Continuavo a considerarmi un instancabile giramondo, quando in realtà Milano mi aveva legato a sè con nodo scorsoio, e negli ultimi anni non mi ero più distaccato da lei se non per alcune manciate di ore o di giorni. La città che amo odiare. La mia città.
Oggi ho mollato gli ormeggi, e ora mi muovo placido alla deriva, su questo treno che ondeggia quieto mentre attraversa le Alpi, mentre il paesaggio intorno a me si fa sempre più innevato e brullo, e anche la temperatura interna al vagone cala drasticamente chilometro dopo chilometro.
Le due anziane che mi siedono accanto non fanno che lodare il loro lauto pasto appena consumato, a base di panini e frutta fresca; "Fossimo state al ristorante non sarebbe stato così bello" continuano a ripetersi, con la voce che sbiascica per le dentiere, e con le parole rese ancor più incerte ed incespicanti dalle due bottiglie di birra artigianale che si sono scolate, e che le ha rese parecchio più socievoli e sorridenti.
Il resto del vagone è popolato da anime dormienti perlopiù, destate ogni tanto dal passaggio del carrello del caffè.
Fuori intanto le montagne si aprono improvvisamente, e la regione dei laghi mi si palesa davanti come un' epifania: scorci fiabeschi di specchi d'acqua gelidi ed immobili, dove tutto sembra cristallizzato da secoli. Le Amiina si sposano a meraviglia con l'andatura pacata del treno in questo spazio senza tempo
))) ::: Ven 15.01.2010 _h 22 @ Sgt. Pepper's, MI ::: (((
::: AntiteQ Ambient LiveSet _ (w/Ormeye DjSet) ::: ::: Visuals By Agata's Eyelashes & Hilbert K :::
Sulla grossa consolle, in ordine sparso, ci sono: sintetizzatore Korg, Electribe, Kaos Pad, laptop Macintosh. Esile come un ramo, l’essere è in piedi dietro le sue macchine, si muove lento, ondeggia come come se fosse spinto da una brezza. Il suo nome è Antiteq. Alle sue spalle altre due figure scure e curve sopra i rispettivi laptop. Potrebbero essere i carcerieri del suo delirio. Invece sono suoi fedeli compagni, sono le visioni nelle retine dei presenti; Agata’s Eyelashes e Hilbert K. Dalle dita dei tre escono sogni ed incubi, destrutturazione di immaginari sonori e visivi. Ambient e IDM nelle vene più gonfie. Poi Dj Ormeye, per il colpo di grazia, techno budelli e foreste elettroniche. Ragnatele minimal.
Tra il tramonto e l'alba, in quel limbo di tempo e di luce, io mi perdo. In quell'istante che e' la Vita, speso alla deriva in un Oceano di cartone. E allora sara' il Buio a salvarci e non la Luce. E la Notte sara' nostra Regina.
L'umana stirpe mortale e fallibile si inventa un Dio da venerare. Poi lo uccide, e lo rende Santo.
ESERCITO DI SANTI Sono giorni che penso a voi esercito di santi malati di malinconia Vi vedo camminare tra l'abisso e l'abisso ridendo da soli e fermarvi per dire 'Solo un cuore spezzato è un cuore puro' E poi vi vedo riprendere a camminare e a ridere col cuore gonfio di tristezza e fermarvi di nuovo per dire 'Peccate con gioia! Il pianto è peccato il pianto che segue il peccato è peccato' Sono giorni che penso a voi santi dalle vene livide di dolore il vostro cuore ne è colmo Ma sapete, un cuore è un cuore e quando il vostro scoppia cercate un angolo per morire maldicendo voi stessi per avervi fatto dire 'Conosco un modo per onorare la vita venite e ve lo mostrerò' Sono giorni che penso a voi santi in una bettola di Lublino mentre vi sedete accanto a qualche avanzo di galera e fermando la mano che dà le carte dite 'Dimenticare è un bene Ve lo assicuro dimenticare è un bene.
Ti spiace se ti sparo? Non credi sarebbe la soluzione ai tuoi problemi? Da giorni mi tormenti con ansie e paure, con scelte da prendere, coi pensieri che hai. Ti ho ascoltata per ore, provavo a capire, cercavo vie di fuga. Ma i lamenti non finivano mai, ogni cosa andava peggio, in un turbine tragico e melodrammatico di gesti sconnessi e parole folli. Forse ho trovato: devi morire, non credi? Io scherzo, lo sai; ma tu, pensaci.
Un'ora di mix senza genere, realizzato da me, in dono per il party del sesto compleanno del Boh!? Cafe' Milano, che, come tutti i locali che servono alcolici nella mia zona, e' per me una seconda casa. Da M.I.A a Trentemoeller, dai Klaxons a Four Tet, passando per l'hip-hop Anticon e l'electro di Moderat.
Di Claudia mi ricordo ancora i passi. Quel suono leggero, ed il vuoto che si lasciavano alle spalle. Come pioggia che si sposta. Con le finestre aperte di settembre, riconoscevo la sua andatura notturna da quando imboccava via dei Salici, e aspettavo impaziente la conferma del rumore di chiavi nel portone. Mi dava tranquillita' sentirla rientrare, saperla a casa, anche se nemmeno ci conoscevamo. ... Avra' avuto diciotto anni, neanche dieci piu' dei miei, ma per quell'eta' era come venisse da un altro pianeta. Abitava nello stesso palazzo dove, per quell' estate di meta' anni 80, la mia famiglia aveva affittato un piccolo appartamento: l'avevo incontrata solo una volta, in ascensore, ma era bastata a scalfirmi l'anima. Mi aveva sorriso. Fu in quell'istante che io capii di avere un cuore.
Quando e' stata l'ultima volta che ho pianto? Non ricordo. Ma se voi aveste provato per un'ora soltanto quello che provo io, ogni giorno, da secoli, Voi non avreste mai smesso di versare lacrime neanche per un solo istante, questo e' certo. E' la maledizione che mi ha reso cosi'. Gia' dal giorno della mia nascita ero segnato. La Perla Nera che porto nel cuore, un buco nero microscopico ed infinito proprio al centro del mio petto, assorbe tutto il bene che mi circonda, e rilascia ansie e spettri ad irrorarmi le vene. Una fotosintesi volta al dolore, che avviene nell'oscurita' delle mie viscere.
#02
Nei miei occhi chiusi c'e' molto piu' buio di quanto ce ne sara' mai nei vostri. In un bacio, in una carezza, io vedo solo il baratro che mi attende poco piu' avanti, quando questo istante di esile piacere finira', e mi ritrovero' di nuovo solo fra i miei Demoni. Come dover guardare una splendida giornata di sole primaverile con l'ansia dell' inevitabilita' dell'inverno, che gia' sai arrivera' e gelera' tutto quanto. Come una Cassandra consapevole del proprio ineluttabile Destino. Per me non esiste presente, esiste solo l'attesa di momenti peggiori, e, dopo, il ricordo di questi. Per questo vago solo nell'ombra, senza meta e senza speranze, ad affrontare le mie ore, i miei secoli, con le ossa gelate.
Tre frammenti video della mia performance aka AntiteQ ad OndeQuadre09, rassegna di musica ed arte contemporanea, tenutasi il 17 agosto a Forte San Mattia, Verona, un fortino asburgico che domina le colline delle valli di Verona, location commovente...
Ringrazio tutti i ragazzi dell'organizzazione, D. Iron, Ruben, Ricky e tutti, e gli artisti con cui ho diviso il palco, Captain Mantell, Be Invisible Now e Bangkok Impact su tutti.
Nessuno sa davvero rispondere a questa domanda, troppo complessa la personalita' di Richard D. James per poter essere descritta in qualsivoglia maniera, e risultare esaustiva. Le foto di Aphex Twin sul web si contano sulle dita di una mano, le biografie sono parziali ed imprecise, le interviste e le apparizioni televisive rare quanto le eclissi solari; ad infittire il mistero, le decine di pseudonimi usati per le sue innumerevoli produzioni, alcuni addirittura mai confermati ne' smentiti dal compositore irlandese. Nato a Limerick, Irlanda, nel 1971, a vent'anni fonda la Rephlex, etichetta che imporra' la diffusione di acid house, techno e di tutta una serie di suoni, groove e campioni che cambieranno drasticamente il corso della musica elettronica negli anni '90. L'anno dopo Richard e' gia' una figura di spicco della scena underground, si dedica ossessivamente a studiare, modificare e costruire sintetizzatori analogici, con cui crea i suoi suoni "unici"(dopo aver terminato un disco, smembrava gli strumenti da lui creati ed utilizzati per quell'album, per rendere ogni suono unico ed irripetibile ) e si trasferisce a Londra per frequentare un corso di Elettronica al politecnico di Kingston. Il primo album di Aphex Twin Selected Ambient Works 85-92 fu pubblicato nel 1992: il successo e' notevole, e secondo la critica, va oltre l'ambient di Brian Eno fondendo suoni intensi con ritmi e bassi oceanici. Con Selected Ambient Works Vol II inizia il suo rapporto con la WARP (WeAreReasonablePeople), etichetta che diventera' nel corso degli anni, una delle principali al mondo (a mio parere, la numero uno) come qualita' universalmente riconosciuta delle proprie produzioni; Aphex ne diverra' l'artista simbolo , insieme agli Autechre. Dopo innumerevoli album, split, remix, ep, usciti con circa 20 pseudonimi differenti, con DrukQs (WARP,2001), pone un monolite sul nuovo millennio: disco totale, fonde Insomma, un cazzo di artista che fa parlare di se' con i suoi dischi ed i suoi video, e non gli serve altro per spazzare via il 99% dei suoi colleghi; pur facendo musica allucinante e indecifrabile, gode di stima illimitata anche da parte di insospettabili (Madonna cerca invano da dieci anni di affidargli la produzione di un suo disco), e le sue sempre piu' rare apparizioni live diventano apparizioni del Messia per i milioni di discepoli devoti che ha ammaliato in quasi vent'anni di carriera. Qui volevo arrivare: per i poveri di spirito che ancora non lo sapessero, il 18 luglio il Messia comparira' a Livorno per Italia Wave, ed io non saro' certo un miscredente capace di mancare l'apparizione del mio Pastore, che dividera'il palco con niente popodimeno (cioe' la stessa quantita' di popo') dei Kraftwerk, electro-band tedesca giovane e di belle speranze... Non serve sapere molto di piu'(fara' liveset o dj set? chi curera' le videoproiezioni? ma che genere fara'? oh, povera gente...): tutti presenti, comunque, ci sara' solo da imparare. E credere. Me lo vedo il caro vecchio Richard, che gira in giardino col suo carrarmato (ebbene si, con i primi proventi delle sue opere si e' comprato un residuato bellico funzionante) e se la ride grossa alla faccia della crisi discografica...
Il 1 giugno Sir Richie Hawtin suonera' a Milano: appuntamento imperdibile, se non fosse per la location, il Beach Solaire, situazione molto distante da quella auspicata dai veri appassionati per assistere all'esibizione di uno dei piu' grandi dj e producer di sempre.
Fighe di legno e incamiciati impizzati in Mercedes cabrio, selezione all'ingresso, ambiente stile Corso Como; e se l'esperienza mi ha insegnato qualcosa, la selezione di Richie sara' orientata a soddisfare il pubblico insoddisfacente che avra' davanti, non aspettiamoci nulla di paragonabile al set di chiusura del TimeWarp 2009. Pero' la tentazione e' forte, cazzo. Per temporeggiare in attesa di scegliere se aggregarmi o meno al carrozzone posh/tamarro del Beach Solaire, mi sono rivisto "Slices-Pioneer of Electronic Music: Richie Hawtin", primo volume di una serie di splendidi documentari sui maggiori dj e produttori di musica elettronica della storia (qui di seguito il trailer).
Jan Svankmajer. Forse ai piu' questo nome risultera' sconosciuto (mi auguro ovviamente il contrario), ma dietro questo nome si cela un genio del nostro secolo. Regista e sceneggiatore ceco (Praga, 1934), ha drasticamente stravolto un certo modo di intendere il cinema sperimentale, dal punto di vista tecnico, sintattico, espressivo. Surrealista, visionario, clustrofobico, con le sue opere ha influenzato artisti del calibro di Tim Burton, Terry Gilliam, Chris Cunningham. Tra primi comprende, nei primi anni '60, le infinite possibilita' che la tecnica dello stop motion puo' dare ad una mente complessa ed analitica come la sua, giocando con materiali pre-plastici (argilla, cera, plastillina) per dare vita a creature e situazioni angoscianti, disturbate, scardinando le convenzioni narrative ed espressive in favore di immagini schockanti, surreali, a volte grottesche.
La sua filmografia si divide tra cortometraggi (circa trenta), e lungometraggi (e' in lavorazione il sesto), dove, al contrario dei corti, compaiono anche attori in carne ed ossa (tra cui anche la moglie, Eva Svankmajerova, pittrice e scrittrice ceca di fama internazionale) insieme alle inquietanti creature plastiche e meccaniche che popolano ogni sua opera. Difficile consigliare un'opera in particolare con cui avvicinarsi al mondo del regista ceco, vista la vastita' dell'opera omnia; spesso viene citata la sua rivisitazione a lungometraggio di Alice in Wonderland ("Neco z Alenky", 1988) come emblematica della sua produzione, ma risulta di difficile reperibilita' in Italia...meglio addentrarsi nell'oscuro mondo svankmajeriano spulciando tra i suoi vari corti disponibili in versione integrale su Youtube. Come compendio per comprendere di cosa stiamo parlando,posto qui di seguito un mio montaggio/tributo, che pesca frammenti di molteplici opere di Svankmajer, usato come promo dei miei liveset e dj set. (musica: "Ciboulette" - The Vegetable Orchestra rmx by Luciano)
Electroma e' un lungometraggio del 2006, scritto e diretto da Thomas Bangalter (che cura anche la fotografia e la sceneggiatura) e Guy-Manuel de Homem-Christo, meglio noti come Daft Punk (che mi auguro non abbiano bisogno di presentazione per nessuno di voi). Opera concettuale, ostica, sospesa nel tempo e nelle sensazioni. E un film muto, senza nemmeno i sottotitoli, le azioni si esplicano con la sola fusione di immagini e suono, questa volta solo selezionato e non composto dal duo francese. La trama tratta di due robot che ambiscono a diventare umani ad ogni costo; parlare di trama e' comunque limitativo e fuoriluogo, come leggere l'analisi artistica di un quadro senza poterlo vedere. Inutile dire che e' quindi fortemente consigliata la visione, specie ai cinefili psicopatici come me (e so che siete in tanti) Questa la tracklist della colonna sonora: 1. Todd Rundgren - "International Feel" 2. Brian Eno - "In Dark Trees" 3. Curtis Mayfield - "Billy Jack" 4. Allegri - Miserere - "Allegri a neuf voix" 5. Sebastien Tellier - "Universe" 6. Joseph Haydn - Kodaly Quartet - "String Quartet Op 646 II A" 7. Linda Perhacs - "If You Were My Man (Demo)" 8. Chopin (Harasiewicz) - "Prelude No 4 in E-minor, Op.28" 9. Jackson C. Frank - "I Want To Be Alone (Dialogue)"
nihilism |ˈnīəˌlizəm; ˈnē-| noun the rejection of all religious and moral principles, often in the belief that life is meaningless. • Philosophy extreme skepticism maintaining that nothing in the world has a real existence. • historical the doctrine of an extreme Russian revolutionary party c. 1900, which found nothing to approve of in the established social order.
1filos. Tendenza a negare in modo assoluto l'esistenza della realtà o di alcuni valori di essa; usato più spesso con riferimento al pensiero di F.W. Nietzsche (1844-1900)
2estens. Nel l. com., ogni atteggiamento genericamente rinunciatario e negativo nei confronti del mondo con le sue istituzioni e i suoi valori